Accoglimi nella tua vita come una importante variabile che giorno per giorno vuol essere diversamente la tua costante perché anche questa è in continua evoluzione.
Nulla ti turba e nulla ti spaventa. Scorre prepotente dentro una implacabile energia. Di fuoco gl'occhi, ferma determinazione pensando di essere immortali, invincibili. Strafottenti. Sprezzanti.
Di quanto la gioventù sia uno dei periodi più belli della nostra vita ormai ne abbiamo tutti consapevolezza.
Ma cosa succede poi?
Ci si ritrova a volte ad osservare scene di vita che archiviamo banalmente come quotidianità. Fermo ad un semaforo, ancora un po assonnato, perso tra i miei pensieri e cullato dalle vibrazioni ritmiche della mia moto distrattamente recepisco informazioni da tutto quello che mi circonda. In quella occasione mi trovo ad osservare una anziana donna che stenta quasi a stare in piedi. Di nulla di particolare è vestita, sembra anche un po trascurata. Non si rende subito conto che al verde può attraversare. Ma quando capisce; un sussulto e comincia un lento e quasi doloroso andare. Si trascina sulla gamba sinistra, stenta un po anche con la destra. E' curva su di se e sembra quasi che da li a poco potrebbe cadere. Osservo attentamente quel che ho davanti e mi ritrovo braccia conserte, con i guanti a cingere il mio busto, pensando a quanto triste possa essere tutto questo.
Mi chiedo: Chi è questa donna? Chi è stata? Cosa ha fatto nella sua vita?
Per quanto ne sapevo poteva anche essere stata una trapezista in gioventù. Ballare, correre, ride e scherzare. Attività, o per meglio dire capacità, che ognuno di noi ha e banalmente non sa di avere.
Da qui in poi gli spazi di riflessione si moltiplicano. Penso a quante persone sprecano la loro vita lasciandosi soggiogare dalla depressione e dalla tristezza. Ma anche a quanto sia ingenuo il pensiero di essere immortali o invincibili di fronte all'inevitabile deperire. Penso anche a quante persone non riconosco nei genitori figure da accudire quando non più in grado di farlo da sole come loro hanno fatto crescendoci, sostentandoci, nutrendo i nostri corpi e la nostra mente.
Ricordo allora di aver letto una lettera scritta da un anziano padre al proprio figlio .. ricordo anche di averla trovata commovente:
Se un giorno mi vedrai vecchio:
se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.
Questo vuol solamente essere un inno alla vita, alla felicità. Dovremmo onorare il dono della vita giorno per giorno. Vivere con il sorriso ogni istante della nostra esistenza ...
L'idea, fortemente radicata e parte di me, si muove come scivolando sul corrimano del mio elicoidale DNA.
Genio vorrei che esaudissi il desiderio.
Consapevole del fatto che tu sia un semplice esecutore dovrei, al meglio delle mie possibilità, esprimere chiaramente il mio desiderio. Non soldi. Non potere o fama. Coinvolge i sensi, le vibrazioni che ci governano. Trasmettere le sensazioni, gli stati d'animo. Che sia senso di tristezza come anche profonda euforia che porta il cuore al rosso del fuorigiri. Connessione, simbiosi, battiti all'unisono fino a dover spezzare il passo per non rischiare di lineare le anime. Boccata d'aria fresca, profumata, ed i suoi occhi vedono le proiezioni della mia mente; i colori saturi, i contorni marcati, le farfalle fantasia, e l'odore della salsedine sulla pelle.
Io ti vedo: TI SENTO!
Fugare le tue paure vivendo la tua carne e assaggiando il tuo sangue che veloce scorre in te. Vivere insieme la mia euforica felicità.
E' un momento .. ma non più sguardi corrucciati come anche spiegazioni. Solo essenza. Come i microscopici pungiglioni sui tentacoli della medusa la mano come strumento di comunicazione. Il punto d'ingresso per un nuovo mondo. Vedo il blu fluttuante delle tue vibrazioni, vedo le macchie rosse del tuo calore. Un cuore rosso fuoco, un basso ventre rosso fuoco.
Ho scoperto solamente adesso cosa voglia dire averti accanto, vederti e viverti veramente.
Ci si chiede con una certa frequenza se la vita priva di vizi sia quella giusta.
La corretta alimentazione, non eccedere con alcool e droghe, non fumare, fare sport per viver sani e belli. Nonostante io sia sempre stato affascinato dal concetto di disciplina presente nelle culture asiatiche, concetto che si esprime nell'eleganza e nella ritualità di gesti e intenti, non sono del tutto sicuro della totale privazione dei vizi. Per quanto sia affascinante il rituale del thè giapponese, nella sua composta eleganza, ogni tanto dovrebbe esser lecito lasciarsi andare, spaziare nelle altre dimensioni, con il sakè.
Superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia sono indicati come i vizi capitali, vizi malattie dello spirito e quindi da sempre demonizzati. Tra questi superbia, ira, accidia, gola e lussuria sono più comuni e quelli che spesso giustifichiamo come socialmente accettati. Si perché alla fine la cosa importante è convincere se stessi che non si sta facendo nulla di male. La società moderna, ormai governata dalla psicologia spicciola, tende al disinvestimento sentimentale e ideologico; tende sempre più alla follia. Del resto la follia altro non è che reiterare sempre le stesse azioni aspettandosi un risultato differente da quello già affrontato. Non vengono neanche valutate le possibili conseguenze, almeno fin quando si è in tempo.
Quelle infinitesimali cicatrici che volta per volta cuciamo sull'anima, sul cuore.
Ma questo è un altro discorso.
In ultima analisi mi vien da dire, promuovendo* i vizi. Una vita senza vizi; che vita è?
Purché ci si senta felici. Anche se non ho idea di che colore, gusto o forma abbia la felicità! Ho però la certezza che abbia questo sound:
Di vari colori e fragranze è pieno il luogo in cui alberga il silenzio. Non per forza nobili i fiori donano colore ad un altrimenti freddo e bianco marmo. Osservo una strana luce, penetrare a visibili raggi da una finestra, mischiarsi con l'elegante danza delle fiammelle di candele lasciate da chissà chi. Silenzio. Poi ad un tratto un assordante flusso di pensieri, ricordi. Il luogo della pace si trasforma nel cinema di me stesso. Con una veloce carrellata di flashback momenti che si pensava persi nel tempo riaffiorano un po' impolverati e con voci ovattate come se il cervello li avesse registrati su una vecchia vhs. Momenti felici per lo più. Momenti accanto ai nostri cari. Alcuni di loro non possiamo più stringerli in un caldo abbraccio per quanto stupido a volte sembri questo gesto. I ricordi mi rasserenano appianando le rughe d'espressione che da quando sono arrivato sono ben marcate in fronte. Chissà se le loro anime sono qui, in questo luogo. Questo non importa perché io lo sento. Io ti sento sussurrare all'orecchio e mi basta dar fiato alle tue parole per sentirle nuovamente forti. Allora parlo raccontando me stesso attraverso un'inarrestabile susseguirsi di aneddoti, il me che non conosci da quando non ci sei più. Un me in continua evoluzione interiore. Pausa e nuovamente silenzio. Nessun pensiero, nessuna preoccupazione. Passi di donna. Scroscianti tacchi portano in giro persone che come me avranno storie da raccontare ai propri cari scomparsi. Rosso porpora in grappoli, giallo in petali, bianco in boccioli e campanelle, verde in tronchetti di abete e rose. Sui miei occhi adesso si specchia il mondo attraverso una patina che li rende lucidi e splendenti. Una lacrima.
Grazie di essere stato con me e di avermi ascoltato.
Porzione singola. Dodma moderno che veste ormai gli aspetti più disparati della nostra vita. Pensavate forse di vedere solamente al supermercato vaschette di vario genere in porzione singola? Per single, mi vien da dire! Saranno pure comode; le apri, ne consumi il contenuto rigorosamente da solo e magari davanti ad una serie tv o una soap opera. Comodi comodi. Solo ai più fortunati però succede qualcosa. Si svegliano dal torpore, scrollando il capo si guardano attorno, intontiti. Come d'incanto si rendono conto che il dogma si è esteso, ha preso campo e diventa sempre più vorace. L'amicizia, gli affetti, gli amori. Tutto può essere compresso in una porzione singola. Basta semplicemente lasciarsi andare e vivere il momento senza se, senza ma. Godere della felicità a tratti, vita a momenti. Felicità.
Un giorno tutto questo cambierà, me lo sento. E sarà per tutti noi l'inizio della nostra vera vita. Amici miei, gente della mia generazione teniamo duro.
Angolo Juke Box: Insert Coin and play Again - Lenny Kravitz & Mr.
Forse non tutti sanno che il blog, o web log (diario di rete), come strumento tecnologico conta già 11 candeline. Personalmente non mi sono mai posto la domanda "cosa può essere un blog nella vita di una persona". Per chi è sensibile al delicato argomento della privacy, come me, cosa può essere se non esporre pubblicamente la propria vita? Ma una perplessità del genere poteva aver senso fino a qualche anno fa ed ormai, passando attraverso al recente fenomeno dei social network, è passivamente accettato che le nostre vite siano a disposizione di tutti. Chi siamo, o chi vogliamo apparire, è qui dentro; basta solo qualche click per capire se sei in o sei out. Tutto ciò senza neanche avere la necessità di un contatto visivo. Tacciatemi pure di romanticismo ma su questo primo post voglio raccontare solo quello che non vedrete qui dentro, chi sono io! Necessito ancora del caro vecchio contatto fisico, della pacca sulla spalla, di un bacio, due, a volte tre al mattino. Mi servirò invece di questo spazio per lamentarmi della società, a volte della vita, per raccontare eventi e segnalare curiosità. Si ride; a volte si piange.