La corretta alimentazione, non eccedere con alcool e droghe, non fumare, fare sport per viver sani e belli. Nonostante io sia sempre stato affascinato dal concetto di disciplina presente nelle culture asiatiche, concetto che si esprime nell'eleganza e nella ritualità di gesti e intenti, non sono del tutto sicuro della totale privazione dei vizi. Per quanto sia affascinante il rituale del thè giapponese, nella sua composta eleganza, ogni tanto dovrebbe esser lecito lasciarsi andare, spaziare nelle altre dimensioni, con il sakè.
Superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia sono indicati come i vizi capitali, vizi malattie dello spirito e quindi da sempre demonizzati. Tra questi superbia, ira, accidia, gola e lussuria sono più comuni e quelli che spesso giustifichiamo come socialmente accettati. Si perché alla fine la cosa importante è convincere se stessi che non si sta facendo nulla di male. La società moderna, ormai governata dalla psicologia spicciola, tende al disinvestimento sentimentale e ideologico; tende sempre più alla follia. Del resto la follia altro non è che reiterare sempre le stesse azioni aspettandosi un risultato differente da quello già affrontato. Non vengono neanche valutate le possibili conseguenze, almeno fin quando si è in tempo.
Quelle infinitesimali cicatrici che volta per volta cuciamo sull'anima, sul cuore.
Ma questo è un altro discorso.
In ultima analisi mi vien da dire, promuovendo* i vizi. Una vita senza vizi; che vita è?
Purché ci si senta felici. Anche se non ho idea di che colore, gusto o forma abbia la felicità! Ho però la certezza che abbia questo sound:
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