sabato 13 ottobre 2012

Deperire

Nulla ti turba e nulla ti spaventa. Scorre prepotente dentro una implacabile energia. Di fuoco gl'occhi, ferma determinazione pensando di essere immortali, invincibili. Strafottenti. Sprezzanti. 
Di quanto la gioventù sia uno dei periodi più belli della nostra vita ormai ne abbiamo tutti consapevolezza. 

Ma cosa succede poi?

Ci si ritrova a volte ad osservare scene di vita che archiviamo banalmente come quotidianità. Fermo ad un semaforo, ancora un po assonnato, perso tra i miei pensieri e cullato dalle vibrazioni ritmiche della mia moto distrattamente recepisco informazioni da tutto quello che mi circonda. In quella occasione mi trovo ad osservare una anziana donna che stenta quasi a stare in piedi. Di nulla di particolare è vestita, sembra anche un po trascurata. Non si rende subito conto che al verde può attraversare. Ma quando capisce; un sussulto e comincia un lento e quasi doloroso andare. Si trascina sulla gamba sinistra, stenta un po anche con la destra. E' curva su di se e sembra quasi che da li a poco potrebbe cadere. Osservo attentamente quel che ho davanti e mi ritrovo braccia conserte, con i guanti a cingere il mio busto, pensando a quanto triste possa essere tutto questo. 

Mi chiedo: Chi è questa donna? Chi è stata? Cosa ha fatto nella sua vita?

Per quanto ne sapevo poteva anche essere stata una trapezista in gioventù. Ballare, correre, ride e scherzare. Attività, o per meglio dire capacità, che ognuno di noi ha e banalmente non sa di avere. 

Da qui in poi gli spazi di riflessione si moltiplicano. Penso a quante persone sprecano la loro vita lasciandosi soggiogare dalla depressione e dalla tristezza. Ma anche a quanto sia ingenuo il pensiero di essere immortali o invincibili di fronte all'inevitabile deperire. Penso anche a quante persone non riconosco nei genitori figure da accudire quando non più in grado di farlo da sole come loro hanno fatto  crescendoci, sostentandoci, nutrendo i nostri corpi e la nostra mente.

Ricordo allora di aver letto una lettera scritta da un anziano padre al proprio figlio .. ricordo anche di averla trovata commovente:

Se un giorno mi vedrai vecchio:
se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.


Questo vuol solamente essere un inno alla vita, alla felicità. Dovremmo onorare il dono della vita giorno per giorno. Vivere con il sorriso ogni istante della nostra esistenza ...

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